venerdì 2 ottobre 2015

Jointer Infill Plane





Bisogna ammetterlo, le pialle britanniche stile Infill sono delle vere e proprie bellezze e soprattutto funzionano alla grande.
Così, il mio amico Vittorio ed io, abbiamo deciso di provare a costruirne una, unendo la nostra passione per questi utensili.





Purtroppo non abbiamo mai avuto una occasione per incontrarci di persona, ma la nostra amicizia virtuale ci ha consentito di scambiare consigli tramite e-mail e i pezzi della pialla attraverso il servizio postale.


Vittorio ha curato la costruzione delle parti metalliche, io di quelle in legno e l'assemblaggio e messa a punto della pialla.
A parte un trapano a colonna per effettuare fori di precisione e una sega a nastro per sgrossare i riempimenti in legno, tutto è stato fatto a mano, senza l'ausilio di altri macchinari.

Il modello è una Jointer da 20 1/2 ", ispirata alle linee della Norris A1. La lama da 2 1/2" è di tipo parallelo con seduta a 47,5°. Peso 4,75 Kg.



Le fasi dettagliate della realizzazione di questa pialla saranno pubblicate sul numero 78 della rivista Legnolab, in edicola questo mese.


























Nel frattempo, abbiamo girato questo breve filmato.


Ciao

Vittorio e Giuliano

mercoledì 8 luglio 2015

Ci vuole manico .......ma anche il giusto attrezzo!

Qualche tempo fa avevo acquistato, in una delle tante scorribande spenderecce sulla rete, una pialla per battute a suola ricurva. Che uso ne farò? Attrezzi un po' particolari, usati molto un tempo dai  fabbricanti di carrozze e dai carradori (fabbricanti di carri), mezzi di trasporto usualmente ricchi di profili curvi.
Come in molte pialle a compasso, la suola non ha una curvatura uniforme, piuttosto essa aumenta verso la parte anteriore in modo da poter lavorare anche su curve a raggio leggermente variabile.


Il corpo è in mogano, ha tutta l'aria di una pialla auto-costruita, sebbene davvero ben fatta, particolarmente gradevole la parte posteriore.
Ecco l'occasione per provare ad utilizzarla: Una prova di costruzione di un manico anteriore di una pialla (tanto per rimanere in tema!)



La parte segnata è quella da eliminare, ma la linea inferiore non è diritta, bensì curva e con raggio differente da quello prevalente della pialla. Naturalmente il grosso va tagliato via con una sega......



.....ma rimane un pezzetto di battuta a fondo curvo da completare:







Sfruttando la curvatura maggiore della parte anteriore e dopo un po' di apprendimento del giusto movimento, la battuta è completata nel giro di un paio di minuti e anche meno con un'ottima finitura.






Unico neo, a mio parere, è che il mogano non è proprio il legno ideale per una pialla, soprattutto nella zona della suola e in modo particolare per una pialla del genere che lavora spesso solo con una porzione di suola. 
Dalla foto si capisce che l'usura sarà rapida e non uniforme. Sto valutando la possibilità di aggiungere una suola in un legno più duro.





venerdì 8 maggio 2015

Seminario Sulla Costruzione di Pialle in Legno


Il seminario si svolge nell'ambito della manifestazione "Due Giorni per le Mani", organizzata dalla scuola del legno "La Malaspina" di Viterbo e dalla redazione della rivista Legnolab che si terrà Sabato 20 e Domenica 21 Giugno 2015.
Un incontro tra fabbricanti, importatori e appassionati da tutta Italia, incentrato sulle lavorazioni tradizionali. Sarà possibile testare pialle, sgorbie, seghe e raspe e numerosi altri utensili ed assistere a dimostrazioni sotto la guida di maestri ed esperti. Un'occasione irripetibile per incontrare la redazione di Legnolab al completo e per chiedere consigli e scambiare esperienze con altri amanti degli utensili manuali.
Informazioni:
info@legnolab.it
info@scuoladellegno.it

lunedì 9 marzo 2015

Sbozzino

Qualche anno fa trovai in un ferramenta alcune lame Stella Bianca da 34 mm. Le presi tutte, una mezza dozzina, ad un prezzo molto conveniente. Troppo poco larghe per farci una pialla da finitura o una jack, ideali invece per costruire sbozzini. 
La costruzione è in quattro pezzi (due centrali e due laterali).
Il corpo è faggio, la suola ulivo selvatico del Gargano.






domenica 11 gennaio 2015

Pinch Dogs




Nella illustrazione sopra, datata 1933, è descritto una sorta di chiodo a due punte, utilizzabile per fissare tra loro elementi di legno per i quali non sempre è possibile applicare i classici morsetti da incollaggio. In inglese vengono descritti come "pinch dogs" (letteralmente "cani da presa") ma, a dirvi il vero, non ne conosco il corrispondente nome specifico in italiano.
In ogni modo essi hanno la particolarità di avere le due punte affilate con lo smusso rivolto verso l'interno. Quando vengono piantati tra due pezzi accostati fra loro, gli smussi spingono in direzione opposta e permettono di tenere le coste fortemente serrate.
Hanno un solo punto negativo: lasciano dei fori evidenti sul legno. Per questo motivo è preferibile utilizzare i pinch dogs su pannelli non a vista o provvedere alla successiva stuccatura dei fori.
Non credo sia facile trovarli in ferramenta, mentre c'è una discreta offerta su alcuni siti online.
Il loro prezzo è tutt'altro che economico, un set da 10 costando intorno ai 20-30 dollari (dipende dalle dimensioni). 
Per questo motivo ho pensato di provare a costruirli da me, utilizzando come partenza dei comuni chiodi ad U, detti anche "cambretti", di cui ne ho ottenuto gratis in ferramenta una manciata (evidentemente qualche fondo di magazzino). A differenza dei pinch dogs, il cambretto non ha i lati paralleli e ciò mi aveva posto qualche dubbio sulla sua reale efficacia.
Come prima operazione ho tagliato le due punte coniche, quindi ho utilizzato una lima per creare rapidamente uno smusso sull'interno dei due nuovi monconi, ottenendo il profilo che si vede nell'elemento a destra nella foto sopra.
In una mezz'oretta se ne preparano una dozzina.


La mia prova l'ho fatta per incollare un pannello che sarà poi laccato, quindi poco importa la presenza dei fori. Essendo lo spessore degli elementi di 1 cm, l'uso dei morsetti classici non è proprio agevole per due motivi. Il primo è che su di un bordo così sottile è più difficile adattare le due teste stringenti e il secondo è che c'è sempre il rischio, nel serrare, di provocare dei disallineamenti delle tavolette che compongono il pannello, costringendo ad un difficile lavoro successivo di rispianatura.
Uno dei maggiori vantaggi nell'uso dei pinch dogs è quello di poter adagiare comodamente gli elementi sul banco da lavoro, offrendo una superficie solida e piana sulla quale procedere all'incollaggio. L'unica accortenza è quella di dover proteggere il banco con dei fogli di giornale.

Una condizione essenziale per permettere ai chiodi di lavorare con efficacia è quella di avere delle coste che combaciano perfettamente e, quindi, particolarmente curato deve essere il lavoro di piallatura. In questo caso la mia Stanley 8 type 7 (1893-1899) mi ha permesso di ottenere rapidamente il risultato cercato.

 Incolliamo.


 Quando il cambretto è inchiodato a cavallo di due elementi, si osserva il serraggio delle parti e la fuoriuscita dell'eccesso di colla dal giunto.



Il risultato è decisamente ottimo e l'esecuzione davvero semplice



Asciugata la colla rimuoviamo i nostri pinch dogs fatti in casa


Il pannello è pronto per le successive lavorazioni.