domenica 25 dicembre 2011

Calendario Tematico

Se vi piace, stampatelo e appendetelo nel vostro Lab!!!



Il fermafogli l'ho realizzato con uno scarto di ciliegio.



Potete scaricare il calendario al seguente link:

Buon 2012!!

sabato 17 dicembre 2011

Prove Tecniche di Planemaking

In verità questo progetto è cominciato per caso, invogliato da alcune realizzazioni che avevo visto in giro per la rete. Ho utillizzato quello che avevo in casa, compresi un ferro e controferro Hirsc che l'amico Ciro mi aveva regalato un paio di anni or sono. 


Il corpo pialla è in frassino, un legno che mi piace moltissimo, solido, compatto, abbastanza facile da lavorare. La suola e il cuneo sono in wengè. Il contrasto chiaro-scuro è molto bello.

Mi ha sempre attratto l'idea del bottone di legno per liberare il gruppo di taglio e settare la lama, così ne ho posizionato uno nel lato posteriore, sempre in wengè.
Non avendo un pezzo di frassino di adeguate dimensioni, ho provveduto ad incollare tre pezzi da ca. 3 cm di spessore uno sull'altro. 




Per scavare la cavità ho utilizzato delle punte Forstner fin dove possibile, continuando con un firmer chisel in stile giapponese da 25 mm. Per ottenere la seduta all'esatta angolazione (60°) ho utilizzato un blocchetto guida in faggio ancorato alla parte superiore del corpo pialla e ho rettificato con lo scalpello


Ho stampigliato sul retro la sigla S60. S sta per Smoother e 60 per l'angolo di seduta. Per ottenere le modanature sugli angoli ho utilizzato la levigatrice a nastro, tenendo per pochi secondi la pialla a contatto con l'abrasivo. Il bottone in wengè l'ho otenuto forando di testa al trapano a colonna con una sega a tazza, utilizzata senza la punta di invito.

Avere una doppia suola aiuta molto ad ottenere una bocca di larghezza minima. Il wengè è molto resistente all'usura, tuttavia ha una certa tendenza a scheggiare per cui bisogna fare molta attenzione durante le rifiniture della bocca.
La suola è stata livellata su carta abrasiva attaccata ad una suprficie piana (grana 120 e 180).

I trucioli sono il vero premio per l'impegno profuso.












sabato 5 novembre 2011

Finalmente una infill

Eh sì, ho aspettato qualche anno prima di procurarmi una pialla di questo tipo, da tutti ritenute tra le migliori. Viste le quotazioni a cui arrivano le più blasonate (Norris, Spiers etc.), mi sono "accontentato" di una pialla probabilmente auto-costruita.


Questo esemplare è lungo quasi 8 pollici (circa 20 cm); il corpo pialla ha la forma tipica delle pialle da finitura Britanniche (coffin), con inserti in mogano e un manico in mogano del tipo chiuso. Ha un peso di 1,8 kg, ben 400 grammi in più di una Stanley 3che ha grosso modo la stessa lunghezza.
La leva che blocca la lama in posizione è in ottone, così come la vite di serraggio. Una placca di ottone è avvitata sull'inserto anteriore, probabilmente per dare un ulteriore tocco estetico (peraltro discutibile).La lama (2 1/8 "/54mm) è marchiata HEARNSHAW BROS (1881-1960).


L'attrezzo era in ottime condizioni, nonostante alcuni segni del tempo e qualche vecchia riparazione. In particolare sembra che il manico sia stato riparato o sostituito. Comunque sia esso è stato rinforzato mediante viti, nascoste da appositi tappi e risulta molto solido. Per tale motivo ho deciso di lasciare la pialla nelle sue condizioni originali, preoccupandomi solo di lama e suola che hanno richiesto l'attenzione necessaria a rimettere l'attrezzo in grado di funzionare.
A differenza delle pialle metalliche classiche (tipo Bailey), la lappatura della suola tende ad aprire la bocca, per cui occorre agire sulla suola solo se strettamente necessario e con grande cautela.

Nel mio caso la suola è risultata quasi perfettamente piana ed il lavoro di lappatura su una carta abrasiva da 180 non ha avuto praticamente conseguenze sull'ampiezza della bocca, peraltro davvero stretta (appena 0,25 mm). La seduta della lama è a 45°. Lo smusso della lama era a circa 30° e così l'ho riaffilato, senza microbevel. Il controferro ha richiesto un po' di lavoro di spianatura della parte aderente alla lama e di lucidatura della parte rompitruciolo.





Ho smussato la lama alle due estremità del tagliente per evitare che la stessa possa lasciare solchi sui pezzi da piallare. Anche gli spigoli della suola sono stati arrotondati strisciando la pialla inclinata sulla carta abrasiva. La bocca ha richiesto un piccolo intervento con la lima per uniformarne l'apertura rispetto al tagliente.















Circa 4 ore di lavoro e poi........................


lunedì 31 ottobre 2011

Quando non c'erano i fiammiferi.....

Si poteva usare una pialla speciale per trasformare dei pezzi di scarto in tanti trucioli superavvolti, adatti ad essere utilizzati per prendere il fuoco da un braciere o un camino acceso e traferirlo a una candela o altro. In una casa di campagna del XIX secolo questo attrezzo deve essere stato abbastanza comune.

Le tipologie sono variabili ma il concetto è più o meno lo stesso. Una bocca a forma di cono e una lama con tagliente angolato che favoriscono l'espulsione laterale del truciolo in forma fortemente attorcigliata.

La pialla che ho trovato (ebay) è auto-costruita (non ho ancora visto modelli commerciali) ed è fatta di mogano. La suola era tutt'altro che piana, così ho duvuto rimuovere la guida laterale per spianarla a dovere. Ho messo una toppa per stringere un po' la bocca. Il cuneo si prolunga quasi al  tagliente e la sua estremità è parte integrante della bocca conica.

La seduta è a 42° con la lama angolata a 45°. La guida asimmetrica contribuisce ad angolare ancora di più l'attrezzo e a produrre i trucioli spiralati.


Ho provato ad accenderne uno: brucia lentamente e non si spegne. Perfetto!

sabato 22 ottobre 2011

Falsa squadra: nuova vite di serraggio.


La falsa squadra è un attrezzo utile quando si deve ottenere un angolo differente dai 90°, essendo la lama aggiustabile a piacere. Un perno a vite permette di bloccare la lama in posizione. Esso si può avvitare direttamente in una filettatura ricavata nella piastra metallica opposta a quella di inserimento oppure risultare passante e dotato di un dado a galletto.

Un'altra possibilità, a mio parere la migliore, è quella dove al posto del dado a galletto è presente una leva con un foro filettato che risulta davvero comoda e immediata da azionare con un semplice movimento del pollice. Una delle mie due squadre adottava il sistema di serraggio con vite senza dado di bloccaggio e che necessita di un cacciavite per poter essere serrata e allentata. 

Così è stato facile cambiare sistema e ne ho approfittato per sostituire la vite in acciaio con della ferramenta in ottone, metallo che contrasta amabilmente con il mogano.



giovedì 22 settembre 2011

Shooting Board



Shooting board è il termine con cui gli amici anglosassoni identificano un importante accessorio per la piallatura manuale, la tavola di scorrimento. Il compito della shooting board è quello di  consentire la piallatura del bordo di un pezzo a 90° rispetto alla superficie che poggia sulla tavola. Ne esistono di vari modelli e con soluzioni costruttive diverse. La tavola che propongo è quella utile per piallare e squadrare i pezzi di testa o per rifinire un taglio a 45 gradi, come ad esempio è necessario per le cornici. Poichè la caratteristica fondamentale di questi accessori è la precisione dei piani e degli angoli formati dalle varie parti, può essere conveninete utilizzare del materiale acquistato come semilavorato.
 
Io ho utilizzato del lamellare di faggio, ma anche del multistrato può servire egregiamente allo scopo. Per la base ho utilizzato uno spessore di 3 cm, mentre il piano su cui poggia il pezzo in lavorazione è spesso 2 cm. La lunghezza è circa 60 cm, la larghezza intorno ai 25 cm. La tavola di appoggio è più stretta per fare spazio al fianco della pialla. 

Dopo aver avvitato la tavola di appoggio alla tavola base, si procede all'installazione dei listelli (sezione 3x 4 cm) che serviranno a tenere fermi i pezzi in lavorazione. Il loro preciso posizionamento è critico per il corretto funzionamento della tavola. I listelli sono avvitati a filo dei bordi della tavola di appoggio ed hanno il foro posteriore asolato in modo da permettere una fine correzione dell'angolo desiderato. Aiutandosi con delle squadre posizioniamo i due listelli esattamente a 90° e a 45° rispetto al bordo di scorrimento della pialla. Smussiamo gli spigoli posteriori  (non quello dove poggia il pezzo) dei listelli di appoggio per evitare che si possano rovinare ai primi colpi di pialla. 

Un altro listello va posizionato sotto la tavola in modo che essa si possa uncinare al banco da lavoro e/o essere bloccata nella morsa. Nel mio caso ne ho utilizzati due che mi consentono di incastrare il tutto tra la morsa e il pozzo degli attrezzi. Una operazione utile consiste nello scavare un solco all'intersezione dei due piani, in modo da raccogliere trucioli e polvere ed evitare che possano interferire col corretto movimento della pialla.

I primi passaggi di pialla rimuoveranno qualche truciolo dal bordo di scorrimento ma solo fino a che la porzione di suola laterale alla lama non verrà in contatto col bordo stesso. Finitura con due mani di cera.








martedì 6 settembre 2011

Stanley 113





La Stanley 113 è una pialla per spianare superfici curve. Essa ha una suola flessibile, capace di assumere una forma sia concava che convessa, con un raggio variabile mediante la rotazione di un grosso pomello a vite, situato nella parte anteriore della pialla.  Un maccanismo con ingranaggio a denti garantisce il movimento simultaneo delle due semiporzioni di suola. La lama della 113 è uguale a quella della #3, con larghezza di 1 3/4" (4,4 cm). Il controferro e il lever cap sono invece differenti da quelli della #3, per cui in caso di acquisto occorrerà porre attenzione a questo particolare. La mia 113 era in buone condizioni, solo un bel po' di ruggine superficiale. Ho provveduto a smontare la pialla nelle sue parti per sottoporla al classico bagno di aceto. 

La suola flessibile deve essere sganciata dai bracci metallici utilizzando un punteruolo. Essa è saldata ad un pezzo con sezione a coda di rondine che si incastra nel corpo pialla. Per smontarlo consiglio di lubrificare abbondantemente con un disincrostante (WD40) e quindi agire martellando delicatamente su un punteruolo di forma idonea (ho utilizzato un martello più piccolo interponendo un pezzetto di cartone per attutire maggiormente i colpi; in alternativa si può utilizzare un pezzo di legno di forma adatta). Se proprio la suola non ne vuole sapere di muoversi, meglio soprassedere ed evitare danni difficilmente riparabili alle parti in ghisa! Un difetto comune di questo modello è un disallineamento tra la seduta della lama e la bocca della pialla. 

La lama non poggiando in maniera corretta potrebbe saltellare e creare problemi nella piallatura. Per ovviare al problema ho semplicemente aggiunto un paio di spessori (i biglietti da visita vanno alla grande) sagomandoli sulla seduta del frog. La suola flessibile va liberata dall'eventuale ruggine utilizzando la carta abrasiva attaccata ad una superficie piana, curando in particolare la zona della bocca.  La pialla va usata con movimento rettilineo rispetto all'asse orizzontale del pezzo e si rivela utile anche per lo smusso dei relativi spigoli.