giovedì 14 ottobre 2010

Record "Testa Rossa"

Dal primo momento che ho pensato di modificare questa Record 4 1/2 per ricavarne una pialla "super", subito l'ho associata ad una fuoriserie e il paragone con una "Ferrari" e di conseguenza la scelta del colore rosso sono state le naturali conseguenze.

  E' equipaggiata con una vecchia  lama per pialla in legno di spessore notevolmente maggiore (ca. 4 mm) di quella originale e dotata di un back bevel di 10° e quindi un angolo di taglio di 55°, che riesce a domare anche legni particolarmente "difficili".
Questa "maggiorazione" ne aumenta nettamente le prestazioni e giustifica ampiamente il tempo impiegato a realizzarla. 


P.S. Originariamente avevo provato a realizzare un back bevel di 15°. Usando la pialla mi sono reso conto che l'attrezzo era troppo duro da spingere, così l'ho ridotto a 10°. Un angolo di taglio di 60° può andare bene per una n° 4.

lunedì 4 ottobre 2010

A scuola di intaglio


 
Salvatore Mastrangelo lo abbiamo conosciuto in occasione di uno dei tanti piacevoli incontri che organizziamo nel laboratorio dell'amico Daniele (a sx nella prima foto). Un personaggio davvero esclusivo è Salvatore, di piacevolissima compagnia e carico di esperienze di vita.  Un vero professionista, pervaso da una passione irrefrenabile per tutto ciò che riguarda la lavorazione del legno. 

Più di tutto spicca la sua vena artistica che esprime con grande sapienza nell'arte dell'intaglio. 
Questa volta lo abbiamo "costretto" ad insegnarci qualche buona regola per maneggiare al meglio gli attrezzi dedicati a questa lavorazione e, sotto la sua guida, abbiamo provato anche noi ad effettuare qualche esercizio. La qualità e l'ottima affilatura delle sgorbie e degli altri attrezzi da intaglio sono naturalmente dei requisiti imprescindibili. 


 




A questo proposito, è molto utile avere una pietra da affilatura fissa sul banco per ravvivare ogni tanto il filo degli attrezzi maggiormente utilizzati. Nella foto ne è mostrata una a profilo concavo che meglio si adatta alla forma di alcuni taglienti.   Purtroppo, in queste occasioni, il tempo a disposizione non è mai sufficiente; siamo riusciti però a recepire qualche buon consiglio sulle strategie di approccio al lavoro da effettuare, dall'importanza di un buon disegno iniziale al rispetto dei piani su cui sono situati i vari dettagli per ottenere un effetto prospettico.

Infine aggiungiamo un paio di foto che illustrano due lavori del buon Salvatore. Credo che si commentino da soli. 




lunedì 6 settembre 2010

Stanley 78 vs Record 778. Le nostre impressioni.

Approfittando di una visita all’amico Michele, possessore di una Record 778, ci siamo divertiti a confrontarla con la mia Stanley 78 per verificarne eventuali differenze tecniche e  di prestazioni.
Ambedue sono pialle adatte a tagliare battute fino a circa 3 cm di larghezza.
 Guardando i due attrezzi smontati, balza subito all’occhio la differenza tra le due guide parallele. Quella della Stanley (sinistra) è supportata da una sola barra circolare, al contrario della Record che prevede due barre circolari per sostenerla. 
Nelle due pialle e’ presente sul lato destro uno stop per regolare la profondità della battuta.
Un’altra differenza riguarda il sistema di regolazione della profondità di taglio che nella Record 778 è costituito da una comoda rotella che consente una 
regolazione fine e precisa, 
mentre nella Stanley il compito 

è 
deputato ad una leva dall’azione più grossolana e che in fase di utilizzo è facile spostare accidentalmente verso il basso durante l’azione di spinta, compromettendo la regolazione della lama. La lama poggia sulla seduta con un contatto nella parte superiore e su 
un’area rettificata subito sopra la bocca. Abbiamo misurato l’ampiezza di quest’area importante per la stabilità del tagliente e nella Stanley questa porzione è risultata circa doppia rispetto alla Record. Se analizziamo le due guide parallele più da vicino, notiamo che la guida Record possiede tre fori utili per l’aggiunta di una guida supplementare in legno, importante per aumentare la stabilità durante la piallatura.
Purtroppo ambedue le guide presentano un fuori squadro rispetto alla suola (maggiore nella Stanley) e che nella Record può essere corretto più facilmente
adattando oportunamente una guida ausiliaria in legno.
Ambedue le pialle possiedono inoltre uno sperone disattivabile subito davanti alla bocca che viene utilizzato durante i tagli traverso vena (che però non abbiamo provato). Abbiamo quindi affilato le lame con uno smusso principale di 25° e un microsmusso a 30° e provato le due sponderuole (questo il nome specifico) su un pezzo di abete ben spianato e con il bordo a squadro (nella foto Michele). Alla prova pratica sia io che Michele non abbiamo comunque riscontrato differenze di prestazioni molto evidenti (abbiamo anche provato a scambiare le due lame per mettere in luce eventuali differenze nella qualità dell’acciaio).
La Record 778 ci è parsa meglio curata nelle soluzioni tecniche, soprattutto per le due barre di sostegno della guida e la possibilità di aggiungerne una in legno duro più larga e il sistema di regolazione della profondità di taglio più preciso e facile da azionare. Di contro il suo prezzo nelle aste online supera sensibilmente quello di una Stanley 78.









.









domenica 27 giugno 2010

Riparazione di un corpo pialla lesionato

Le pialle sono attrezzi spesso destinati a sfidare il secolo, continuando a dare soddisfazioni a chi le usa.
E' per questo che quando succede che accidentalmente si danneggiano il responsabile del danno si sente particolarmente in colpa, per aver interrotto una vita centenaria. L'unico parziale sollievo che può esserci è la riparazione.
La caduta accidentale di una pialla in ghisa spesso determina una lesione nel punto di maggiore fragilità, cioè sui fianchi, in corrispondenza della bocca. Questo è accaduto alla mia stanley #3.
Ascoltati diversi suggerimenti, ho messo a punto questo sistema per saldare questo tipo di lesione, che è risultato particolarmente semplice ed efficace.
Dopo aver opportunamente morsettato il corpo della pialla, in modo che le due parti da un lato e l’altro dalla lesione non possano allontanarsi, si eseguono dei fori di 4 millimetri (cioè di poco più grande degli elettrodi che misurano circa 3,5 mm) lungo la lesione.












A questo punto, avendo precedentemente opportunamente riscaldato la ghisa con un cannello o un fuoco qualsiasi, si procede all’arco saldatura. Ho usato una piccola saldatrice inverter con degli elettrodi specifici per la ghisa. In effetti si tratta semplicemente di riempire i fori eseguiti, con una certa abbondanza, cosa molto più semplice che riempire un solco concavo, che invece richiede una certa esperienza. (Nella foto avevo già dato qualche colpo di lima; avevo dimenticato di fare la foto appena finito di saldare).

Ho proceduto quindi a spianare la suola e i fianchi, che sono risultati comunque da subito quasi del tutto allineati. Ed eccola tornata all’antico splendore (o quasi) e a produrre i consueti sottilissimi trucioli.


giovedì 24 giugno 2010

Il primo video su Woodworking by Hand

Ecco un primo filmato! Come attore sono alle prime armi ma spero di recuperare in fretta! Ho scelto come soggetto giusto l'attrezzo che stavo adoperando oggi: l'incorsatoio.